{"id":1179,"date":"2018-02-09T02:57:00","date_gmt":"2018-02-09T02:57:00","guid":{"rendered":"http:\/\/catacombedinapoli.it\/it\/?post_type=story&#038;p=1179"},"modified":"2022-04-08T15:02:54","modified_gmt":"2022-04-08T15:02:54","slug":"la-storia-di-raffaele","status":"publish","type":"story","link":"https:\/\/catacombedinapoli.it\/it\/storie\/la-storia-di-raffaele\/","title":{"rendered":"La storia di Raffaele"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Una notte di 15 anni fa ho smesso di parlare.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Hanno preso mio padre nel sonno, dormivo accanto a lui.<br>Un&#8217;altra condanna per un altro reato, l&#8217;ultimo di un&#8217;infinita serie che lo ha tenuto lontano per 30 anni.<br>Ricordo il rumore dei passi e le grida, mio padre che si alza di scatto e sparisce nella notte.<br>Mia madre piange.<br>Avevo quattro anni e ho smesso di parlare.<br>Nella mia testa tutto aveva un senso ed un ordine ma nulla si tramutava in parole.<br>Mi sembravano pericolose e scomode.<br>Il silenzio era l&#8217;unica cosa che potevo controllare.<br>L&#8217;unica, nell&#8217;infinito caos che mi circondava.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Mio padre non c&#8217;\u00e8, mia madre non lavora, mia sorella \u00e8 piccola.<br>Qualcuno ci deve pensare, qualcuno deve farcela.<br>Comincio a 12 anni, lavoro al bar, in pizzeria, in un negozio.<br>A testa bassa, lentamente.<br>Con un cognome che mi pesa in testa come un macigno, lo sanno tutti chi \u00e8 mio padre, lo sanno tutti a chi appartengo.<br>Il sangue, nella mia terra, non si lava via.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ci provano a farmi parlare, le parole non escono.<br>Rotolano, si incastrano, mi franano fra i denti.<br>Balbetto, mi blocco.<br>Sono stanco, come un maratoneta in una corsa infinita.<br>Controllo il silenzio ma non controllo il rumore.<br>E quello che non controllo finisce per controllare me.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Mio padre esce, dopo una condanna lunga e pesante come una catena di metallo.<br>Torna a casa.<br>Mia mamma piange.<br>Mia sorella non lo conosce.<br>Respiro lentamente, \u00e8 sangue mio, mi dico, devo dargli una possibilit\u00e0.<br>Lo trovo steso sul letto, il giorno di Natale.<br>La testa all&#8217;indietro, le braccia lunghe.<br>Ha ricominciato a farsi, eroina e metadone.<br>Lo caccio via, le parole escono forti come un urlo antico, \u00e8 la pancia che parla.<br>Mia sorella non deve vederlo cos\u00ec, mia madre non pu\u00f2 vederlo cos\u00ec.<br>Vai via, via.<br>Sangue, sangue mio.<br>Via.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Due giorni dopo lo troviamo morto sotto la metro di piazza Cavour.<br>Sangue, sangue mio.<br>Come si fa a lavarti via?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Negli stessi giorni, nelle stesse ore, mia madre finisce in ospedale.<br>Ha un cancro alla gola, maligno e crudele.<br>Entra in sala operatoria.<br>Salva lei, salva il mio sangue, non cancellarlo via.<br>Seppellisco mio padre da solo, mamma \u00e8 all&#8217;ospedale.<br>L&#8217;intervento \u00e8 andato bene, mi dicono i medici, siete fortunati.<br>Rido, di questa parola nuova che non conosco e non mi appartiene.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 notte e tira un vento caldo.<br>\u00c8 settembre, ottobre \u00e8 ancora lontano e tutto sembra ancora possibile.<br>Sono in piazza alla Sanit\u00e0, molti volti accanto a me.<br>Cadono veloci e improvvisi, 36 proiettili si abbattono su di noi.<br>Sembra una pioggia di sabbia e di lacrime.<br>Corrono tutti, qualcuno cade.<br>Genny, davanti a me, crolla sotto una raffica immobile.<br>Il rumore, ancora una volta, prende il sopravvento.<br>Corro veloce, come non ho mai corso in vita mia.<br>Salgo a casa e prendo delle pillole per dormire.<br>Non scendo per un mese, non metto piede neanche ai funerali.<br>La paura mi divora la pancia e mi incatena i pensieri.<br>Ho bisogno di silenzio e di nessuna parola.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sono in macchina, qualche mese dopo.<br>Un amico mi chiede di quella sera.<br>&#8220;Se avessi cacciato la pistola io, gli dico, sarebbe andata diversamente&#8221;<br>Lo dico perch\u00e9 \u00e8 la cosa giusta da dire, quando cresci in una terra di sangue e lacrime.<br>Lo dico per cercare rispetto, lo dico per sembrare forte.<br>Lo dico perch\u00e9 le parole mi scappano veloci e io l&#8217;ho detto che preferisco il silenzio.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Da quella frase in quella macchina passa un anno.<br>Arrivano la sera a casa, mi portano in questura.<br>Possesso di armi da fuoco, questa \u00e8 l&#8217;accusa.<br>In quella macchina c&#8217;era un microfono e la domanda non era poi casuale.<br>L&#8217;arma non l&#8217;hanno trovata, la pistola che esiste solo nelle parole di chi trema e che non conosce nulla di diverso per apparire pi\u00f9 forte.<br>Mi chiamano per cognome, sappiamo a chi appartieni, mi dicono.<br>Eccola qui, la macchia del sangue.<br>Non va via, non sparisce.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nove mesi a Poggioreale per un reato che non ho commesso e non ho capito.<br>Mi accusano di avere un ruolo nell&#8217;omicidio di Genny.<br>Perch\u00e9 non sei sceso di casa?<br>Non eri ai funerali e non eri a testimoniare?<br>Sappiamo a chi appartieni, mi dicono.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Pochi giorni prima dell&#8217;arresto \u00e8 nato mio figlio e ho scoperto la potenza dell&#8217;essere padre.<br>Prendermi cura di lui e della mia compagna ha dato senso ai giorni del dolore e da senso al mio essere qui.<br>\u00c8 per loro e grazie a loro che sono qui e stringo i denti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ora lavoro alle catacombe di San Gennaro come misura alternativa al carcere e fra qualche mese ho un&#8217;udienza in tribunale.<br>Prover\u00f2 a spiegare la macchia del sangue e la colpa delle parole veloci.<br>Proprio io, che non ho mai voluto parlare.<br>Sapevo che mi avrebbero tradito prima o poi.<br>Sapevo che forse avrei dovuto stare zitto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Mi chiamo Raffaele, ho 22 anni e questa \u00e8 la mia storia.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">_<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Testo di Chiara Nocchetti<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Una notte di 15 anni fa ho smesso di parlare. 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