
Abbiamo vinto il Premio “Goffredo Parise per il Reportage 2025” nella sezione “Impresa Umanistica“.
Un prestigioso riconoscimento che ci riempie di orgoglio e ci emoziona, in quanto celebra il giornalismo di qualità e chi, come noi, lavora ogni giorno per cambiare le cose dal basso.
Abbiamo scelto di restare, prenderci cura di un patrimonio abbandonato e costruire futuro, così le Catacombe di San Gennaro sono oggi il cuore pulsante di una comunità che cresce attraverso cultura, legami e lavoro.
Il Premio ci è stato assegnato da una giuria qualificatissima, presieduta da Tiziana Lippiello e composta da Toni Capuozzo, Gianni Barbacetto e Laura Credidio.
È stato un onore condividerlo con voci come: Lucia Goracci, vincitrice del Premio alla carriera, da sempre testimone dei luoghi più complessi del mondo; Raffaele Manco e Marco Della Monica, vincitori del Premio Giovani Reporter; Chiara Da Ros, vincitrice della sezione studenti Ca’ Foscari.
Come recita la motivazione del Premio, La Paranza “non si ferma al racconto del riscatto, ma lo rende praticabile, concreto, quotidiano…mette insieme cultura, giustizia sociale e responsabilità collettiva e tiene insieme memoria e futuro”.
E noi vogliamo continuare a camminare in questa direzione. Insieme.
Di seguito la motivazione del premio in versione integrale:
“La Paranza rappresenta un’esperienza potente, trasformativa e autentica. Un’impresa culturale, ma prima ancora una comunità capace di trasformare un territorio attraverso lavoro, bellezza e legami. La Paranza nasce nel Rione Sanità, un quartiere difficile, spesso raccontato solo attraverso stereotipi e marginalità.
Qui, un gruppo di giovani ha deciso di restare, di prendersi cura di un patrimonio abbandonato, di aprire le Catacombe di San Gennaro non solo ai visitatori, ma anche a una nuova idea di futuro. In pochi anni sono riusciti a fare quello che molti consideravano impossibile: hanno dato vita a un modello cooperativo efficiente e sostenibile. Ma soprattutto hanno rimesso al centro le persone. I giovani del quartiere, le famiglie, chi cercava un’alternativa.
Attorno alla Paranza è nata una rete: un’orchestra di bambini, una cooperativa di comunità, una palestra popolare, laboratori, spazi educativi, luoghi di arte e cura. Una “comunità di patrimonio” vera come la definisce la Convenzione di Faro del Consiglio d’Europa.
Non un progetto, ma un processo radicato, condiviso, generativo. La Paranza non si ferma al racconto del riscatto, ma lo rende praticabile, concreto, quotidiano. Incarna un modo diverso di fare impresa: un’impresa che cresce per creare lavoro, non per generare utili. Mette insieme cultura, giustizia sociale e responsabilità collettiva e tiene insieme memoria e futuro. La Paranza ci dimostra che anche nei luoghi più fragili può nascere qualcosa di forte, bello e giusto e ci auguriamo sia di ispirazione in molti altri territori”.